PATERSON – Jim Jarmusch – USA, 2016.

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È il tuo essere vivo in questo mondo che ti rende poeta, nient’altro.
I tuoi rituali i tuoi respiri, i tuoi affetti, ogni istante vissuto nella giornata, assaporato e valorizzato, diventa essenza.
Una scatola di fiammiferi.
Svegliarti accanto a chi ami.
Trascorrere il tempo di una birra in un bar che senti casa.
Un incontro inaspettato.
Qualsiasi cosa ti riguardi è essenza, quindi se vuoi, poesia.
Non quello che scrivi, la forma dei tuoi versi, non gli studi, la cultura, la tua intelligenza, le tue doti, il successo, no.
Semplicemente il fatto che vivi quello che sei.
Devi solo avere il dono infinitamente prezioso di accedere all’effetto che ti fa, essere in grado di fermarti ad ascoltarlo, attingere da quel contenitore pieno di te che si autoalimenta vivendo, accade che tu possa assaporarlo, toccarlo ,vederlo, percepirlo con quanti più sensi possibile e lasciar scorrere quelle percezioni fino ad arrivare alla tua anima, farle fluire fino a consentire loro di costruire essenza, di alimentare quello che è il tuo magma più caldo.
Anche se non è se non è materiale.
Tutto, davvero tutto ciò che ti appartiene, anche se si tratta di un sogno, di un desiderio, di una ambizione, di uno stato d’animo.
La condivisione, lo scambio. Gli stimoli provenienti dall’incontro con l’essenza di qualcun altro, sia esso l’entusiasmo di tua moglie o l’innocenza di una bimba sconosciuta che incontri per caso tornando da lavoro, l’influenza del lavoro di un artista che ami.
Qualsiasi sensazione, tutto è poesia, anche quello che ti disturba, un gusto che non ti piace, la noia di uno spazio di tempo monotono e sempre uguale.
Anche quando non ti trovi, quando non ti senti più, quando sei convinto di aver messo tutto te stesso in qualcosa, di aver investito tutto, di aver messo tutta la tua anima in quel piccolo libro e poi lo perdi.
Quell’improvvisa sensazione di vuoto, di non esserci più, che non valga più la pena di rimettere ancora l’anima da nessun’altra parte se è così facile che tutto ciò in cui l’hai posta, cui la hai affidata, si sbricioli in un attimo, se è così facile che possa sparire.
Anche quello è poesia, anche quello sei tu.
Perché non è vero che non vale la pena, perché la tua anima e la tua poesia non sono il quaderno su cui scrivi, non sono la donna cui l’affidi, il progetto su cui investi; sono come ti fa sentire ognuna di queste cose, sei tu.
E nessuno potrà mai portarti via da te stesso, è sufficiente che respiri.
E ci sarà sempre, sempre una pagina bianca da riempire di te, un te di cui fare arte.

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Jim Jarmusch firma l’ennesima grandissima opera, un lavoro meraviglioso ancora diverso da tutti i suoi precedenti, ribadendo un eclettismo e una smisurata capacità di spaziare tra le sue modalità espressive e confermando, se mai ce ne fosse bisogno, quale straordinario regista sia.
Lo stravagante autore statunitense compie una duplice operazione profondissima.
Quella di rendere poetica la concretezza, infondendo valore e preziosità in ogni centimetro, odore, sapore, elemento di vita vissuta, facendo emergere dalla sua rappresentazione assolutamente essenziale e asciutta, tutta l’essenza che le appartiene.
Agendo per sottrazione, egli mette in risalto, senza mai esprimerlo direttamente, lasciandolo tutto alla libera evocazione e al dispiegarsi nello spettatore, il valore assoluto del vivere quotidiano, del tempo che passa, della gestualità, del semplice occupare un proprio spazio nel mondo.
Contemporaneamente Jarmusch ci regala con chiarezza disarmante una bellissima riflessione sull’arte, esprimendo nella più totale inequivocabilità e naturalezza, come il cuore pulsante da cui prende origine qualsiasi prodotto artistico, non sia altro che l’essenza di qualcuno che sta troppo stretta confinata dentro un individuo solo e prende forma. Che ha bisogno di trascendere da quei confini e di occupare uno spazio ulteriore, di essere trasmessa, condivisa, di viaggiare attraverso mezzi altri, di riempire l’aria, la luce, di mischiarsi con elementi che dentro l’individuo non ci sono, la luce, il rumore, il tempo.
E una volta trascesi quei confini, diventa magia, acquista totale autonomia e assume vita propria, e a quel punto può dispiegarsi oltre qualsiasi limite dato dalla finitezza di chi la produce, oltre il tempo diventando immortale, oltre lo spazio acquisendo quel potere enorme e meraviglioso di toccare le corde di chi ne venga in contatto a prescindere da qualsiasi legame con chi l’ha prodotta.
È un incontro di anime a distanza.
È l’incontro che avviene tra Paterson, protagonista maschile perfettamente incarnato da un Adam Driver che pare essere stato clonato appositamente per questo ruolo, e una bambina che condivide con lui i suoi versi, quello che vediamo tra lui e la moglie(interpretata dall’attrice iraniana Golshifteh Farahani) quando legge entusiasta le sue poesie, quello che avviene al di là di spazio e tempo tra Paterson e gli scrittori che ama, che poi diventano terreno di scambio e confronto prezioso con uno sconosciuto.
Viaggia l’arte, viaggia attraverso quello che evoca in chi ne fruisce.

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Jarmusch esprime magnificamente tutto questo dando vita a sua volta alla propria opera d’arte, alla sua poesia, colorando gli occhi e l’anima dello spettatore attraverso la cura minuziosa di ogni minimo particolare, mediante l’uso specifico dei colori e in particolare del bianco e del nero in tutte le forme mediante le quali possono manifestarsi, dando consistenza all’essenza di Laura, l’estrosa e strampalata moglie del protagonista che ha la necessità di metterli in ogni dove, mediante le movenze di un cane, mediante i caratteri in corsivo che riportano i versi scritti da Paterson.

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Elemento cardine dell’opera è un dualismo che si manifesta in diverse varianti, ognuna delle quali contraddistinta dall’essere costituita da due elementi complementari e interdipendenti nel costruire un sistema unico, un’unica dimensione che diventa il mondo di entrambi.
Primo esempio tra tutti il fatto che Paterson costituisca la rappresentazione della realtà che lo circonda, così come dell’interiorità e dell’essenza di un individuo.
Non a caso(niente è casuale in questo splendido film) il nome Paterson definisce sia l’identità che il luogo in cui vive il protagonista, una piccola cittadina a sua volta dall’identità fortissima.
Un altro modo per esprimere che non esiste una realtà data, oggettiva, ma che la realtà è quella che ci costruiamo attivamente in base a come la viviamo e al significato che le diamo e va ad apporre costantemente mattoncini nella costruzione della nostra essenza, contribuendo allo sytutturarsi del senso di sé di ciascuno.
E ancora, la calma compassata di un uomo, contrapposta e interfacciata con l’esuberanza di una donna, opposte polarità temperamentali che convergono incontrandosi in un’unica dimensione di coppia.
Così, elementi apparentemente solo estetici come le coppie di gemelli che compaiono in più occasioni nella scena o il già citato alternarsi e combinarsi di bianco e nero.
Tutti dualismi che si estendono e si articolano in un’ unicità più complessa e preziosa.

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L’essenza di Paterson è fortemente percepibile come qualcosa di caldo, di vivo, nonostante non siano mai rappresentate sue reazioni emotive di alcun tipo.
Eppure ne percepiamo il calore, la forza, l’energia che caratterizza i suoi risvegli e sfuma delicatissima nel modo in cui guarda la moglie che ancora dorme, in come la saluta, li percepiamo nell’incontro con una bambina creativa che gli è affine e che lo emoziona, nella perdita di un oggetto a lui caro, nello scambio con il gestore del locale che frequenta quotidianamente.

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Un concentrato denso e pregnante di pura poesia quindi, questa eccezionale pellicola, che illumina la vita indipendentemente da ciò che vi accade, fallimenti o successi, gioie o dolori, che la rende degna solo per il fatto di esistere, con la quale Jim Jarmusch, in un mondo sconquassato e disilluso come quello in cui viviamo, riesce ad infondere speranza e a trasmettere un senso di equilibrio nel disordine, nel caos, nell’imprevedibilità così come nella ripetitività e nella monotonia del vivere.
Un vero e proprio regalo di valore inestimabile.

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